giovedì 30 ottobre 2008

Meno istruzione più talk show

La legge n. 133 del 26 agosto 2008 decreta la fine dell’ Università Pubblica in Italia. Le limitazioni poste al turn-over del personale docente e tecnico amministrativo per gli anni tra il 2009 e il 2012 saranno un grave impedimento per chi vorrà intraprendere la carriera universitaria. Inoltre i tagli ai finanziamenti saranno una pesante scure pronta a scagliarsi contro il sistema – Università italiano. Il decreto “Gelmini” costituisce l’inizio di un processo che invece di guardare verso ciò che sarà vede quello che è stato. Causerà la perdita di numerosi posti di lavoro e peggiorerà le condizioni di categorie sociali che già oggi non possono essere annoverate tra le privilegiate. Crediamo quindi opportuno sostenere quanto sarà espresso nella manifestazione che si terrà il 30/10/2008 nella nostra città. Noi giovani democratici vogliamo essere vicini a tutti gli studenti, i professori e quanti hanno deciso o decideranno di battersi con tenacia per migliorare e garantire il proprio futuro. Non avremmo mai pensato di dover rimpiangere gli anni del Ministro Moratti ma, visto quanto accade, ci convinciamo che al peggio non c’è mai fine.
GIOVANI DEL PARTITO DEMOCRATICO DE L'AQUILA

lunedì 13 ottobre 2008

La Consulta Comunale

A seguire l’articolo uscito su Abruzzo24ore (http://www.abruzzo24ore.tv/news.php?id=7697) sulla proposta, da parte dei giovani del PD, di una Consulta comunale che li rappresenti:
Conferenza stampa, stamani, dei Giovani Democratici dell'Aquila, che propongono l'istituzione della 'Consulta Giovanile Comunale'. "La Consulta", si legge nella nota, "sarà l'organo consultivo del Consiglio comunale in materia di politiche giovanili. Attualmente i giovani di questo comune non hanno una reale rappresentanza che permetta loro di far sentire la propria voce sulle tematiche che li riguardano. E' assolutamente necessario interrompere ciò, e la Consulta è lo strumento per farlo".
"E' il contatto che i giovani chiedono per poter dialogare con le istituzioni che troppo spesso vedono come entità lontane ed incapaci di ascolto" ha sottolineato Stefano Albano. "E' la possibilità di capire quali sono i problemi e proporre soluzioni in prima persona, senza aspettare che altri le trovino per loro. E' la possibilità di prendere in mano i propri destini e, soprattutto, di farlo insieme.
Abbiamo immaginato la Consulta - hanno detto i giovani democratici - anche e soprattutto come luogo di discussione fra i giovani ed in un secondo momento di confronto e dialogo con il Comune".
La Consulta, la cui proposta sarà depositata in Comune e portata all'attenzione del Consiglio comunale dai consiglieri del Pd, si compone di un'Assemblea della quale faranno parte le rappresentanze studentesche di scuole ed università e tutte le associazioni ed organizzazioni giovanili ( studentesche, culturali, sportive, politiche, di volantariato ecc. ) che vorranno partecipare.
"Noi Giovani Democratici crediamo che nessuno è più titolato dei giovani ad occuparsi dei giovani, - hanno concluso - e proprio per questo motivo insieme al partito e con l'aiuto dei consiglieri comunali del PD verrà portata avanti questa proposta in Consiglio Comunale.

PS: su Abruzzo24ore trovate anche un servizio sul convegno sulla mafia che abbiamo realizzato noi Giovani Democratici del comune dell'Aquila a luglio scorso alla Festa Democratica, al quale hanno partecipato Salvo Vitale ( amico di Peppino Impastato ) e Annamaria Pancallo ( portavoce giovani di Locri ):
http://www.abruzzo24ore.tv/news.php?id=6224

giovedì 2 ottobre 2008

Tanto sono tutti uguali

Riporto alcune righe scritte da Simona Colarizi in Storia Politica della Repubblica, a proposito della prima tangentopoli:

Caratteristica dell’Italia è la sua debolezza congenita che, per quanto lucidamente consapevole dei meccanismi degenerati del sistema, esprime una rappresentanza a sua immagine e somiglianza. Il secolare deficit di senso dello Stato e l’acquisizione relativamente recente dei valori di democrazia, pesano nell’acquisizione della piena e consapevole cittadinanza che si compone di diritti ma anche di doveri. E per rendersene conto, basta considerare la vastità dell’evasione fiscale, della resistenza alle regole, dei comportamenti privati e pubblici ai limiti e oltre i limiti della legalità. Quel meccanismo, consenso in cambio di voti, alla base della partitocrazia, di per sé indica una collusione di fatto con la classe politica che non piace, ma viene mantenuta al potere fino a quando assicura favori e protezione. L’interpretazione di un crollo della prima Repubblica, abbattuta a furor di popolo grazie ai giudici che hanno smascheratole le malefatte dei partiti, è sicuramente consolatoria per la coscienza degli italiani.”

In questi giorni in America sta andando in onda un video delle Star di Hollywood per spronare gli elettori giovani:
«Non votare: a meno che non ti importi qualcosa dell’economia. O dell’educazione dei bambini, del riscaldamento globale, della guerra, del terrorismo, del diritto all’aborto, del Darfur, all’assistenza sanitaria. E solo in questo caso, allora sì, vale la pena votare. Perché votare, non è solo un dovere civico: è l’unico modo per cambiare le cose».

Non è molto che mi interesso di politica, ma è da sempre che cerco di capire la società in cui vivo.
Sempre più spesso mi capita di sentire giovani amici risentirsi della mia attività nel partito, convinti che l'unica soluzione sia non votare. «Tanto sono tutti uguali», dicono.
Proprio adesso che l’Abruzzo si ritrova meridionale e corrotto, credono di sopraelevarsi isolandosi dal sistema. Troppo facile.
Se la metà di quelli che non si sentono rappresentati dai partiti politici entrassero in uno di essi dando una mano alla minoranza “giusta” che è già inserita (perché qualche disinteressato c’è sempre), si potrebbe ribaltare la guida di questi oscuri protagonisti della partitocrazia italiana.
Ma finché l’interesse individuale verrà prima del benessere collettivo, finché sarà più facile generalizzare e rinunciare a combattere per una società migliore piuttosto di partecipare e giocarsela, fin quando farà comodo avere l’alibi della classe politica corrotta e ci si accontenterà di esso, allora vorrà dire che ci meritiamo tutto questo. Non ci meritiamo, però, la possibilità di criticare dall’alto.

Luigi Ranieri

martedì 16 settembre 2008

Ci troveremo mica a dover dar ragione a Berlusconi?

Il dibattito riprende a fatica all'interno del centro-"sinistra", ancora in cerca dell'energia necessaria per reagire all'uragano estivo e per affrontare una campagna elettorale tutta in salita. Potremmo infatti dire che sarà solo formale presenza!La sinistra "radicale" (o radical chic) è nel frattempo ancora energicamente incartata sul nodo delle alleanze; ci si divide, trasversalmente, sull'ipotesi di andare uniti con un listone oppure in ordine sparso con i singoli simboli di partito.E non è solo una questione di tattica ma anche di strategia.La segreteria regionale di Rifondazione è tornata sulla questione morale, puntualmente rispolverata anche dal Pd nazionale dopo la bufera giudiziaria: evento ciclico. Dunque un programma condiviso e liste di candidati pulite, senza indagati. Vallo a dire ai fortini dei dodicimila voti alla Di Matteo.Ci sono poi da vedere le scelte in merito ai candidati per le primarie, che qualche cantante stonato, fuori dal coro osa proporre. Riservate sempre alle dirigenze di partito. E qui torna in mente la ferrea legge delle oligarchie del sociologo Roberto Michels: "tutti i partiti politici si evolvono da una struttura democratica aperta alla base, in una struttura dominata da una oligarchia, ovvero da un numero ristretto di dirigenti. Questo deriva dalla necessità di specializzazione, che fa sì che un partito si strutturi in modo burocratico, creando dei capi sempre più svincolati dal controllo dei militanti di base. Con il tempo, chi occupa cariche dirigenti si imborghesisce, allontanandosi dalla base e diventando un'élite compatta dotata di spirito di corpo"(per chi era nei Ds, il pensiero corre inevitabilmente alla "trimurti"). Il rischio insomma è che la partita delle primarie riproponga la semplice formalità giocata a tavolino in cui gli elettori siano chiamati a ratificare scelte già adoperate dai vertici in base al loro serbatoio notevole di voti.Intanto lunedì, il grande giorno. Del Turco v/s Angelini. Serviva una premessa come quella sopra, per dire, fuori da ogni equivoco, che in due mesi, al di là di proclami ed annunci circa nuovi clamorosi arresti, dalla magistratura non è venuta una prova.Certamente non vorremmo martirizzare Del Turco! Ma soprattutto, freschi delle affermazioni di Berlusconi a discolpa del suo "collega" di tribunali all'indomani dell'arresto il 14 luglio, non vorremmo proprio doverci trovare a dar ragione a Berlusconi.

Marco Signori

http://www.marcosignori.blogspot.com/

martedì 9 settembre 2008

Andrea Fidanza commenta il caso Del Turco

A seguire l’intervento di Andrea Fidanza alla scorsa assemblea provinciale del PD del 21.07.2008:

"Ho sempre avuto molto rispetto per quei magistrati che fanno il loro difficile lavoro con scrupolo e serietà, magari senza eccessivi protagonismi, lontano dai riflettori, che preferiscono parlare più che con giornali e televisioni, con le loro sentenze. E’ un lavoro assai complesso, quello dei magistrati che debbono mettere le mani in mezzo a tante miserie umane e reprimere, con elevato senso di giustizia i fenomeni malavitosi di tutte le specie e dimensioni! Rimango stupito però, se proprio il loro ruolo principale è poi bloccato dal Presidente del Consiglio!!
Un mestiere complesso, dicevo, e difficile! Certo, ci sono come in tutte le attività umane magistrati che fanno il loro dovere fino all’ estremo dei sacrifici, e altri che non adempiono bene il proprio lavoro!

Riguardo le ultime vicende giudiziarie abruzzesi, dopo arresti e indagini, ho provato il primo giorno un senso di smarrimento, ma poi nei giorni seguenti ero profondamente arrabbiato!, perché non ci volevo credere, perché non ritenevo possibile che una persona rispettabilissima che dalla vita politica ha avuto tutto, potesse arrivare a tanto.
Trifuoggi, pensavo, è persona da tutti ritenuta retta e saggi, e se ha fatto quello che ha fatto avrà prove schiaccianti e chi ha sbagliato deve, ovviamente, pagare! Più passano i giorni però, e più le prove su cui si fonda l’ accusa appaiono farraginose! Non è di poca importanza la dichiarazione di Luciano Violante: “se le accuse sono vere è gravissimo, ma se si tratta di un errore giudiziario lo è ancora di più! ”.

Noi Giovani Democratici avevamo in mente di rilasciare una nostra dichiarazione nei giorni scorsi. Poi però sentendomi personalmente con gli altri ragazzi componenti del tavolo promotore regionale delle Province di Pescara, Chieti e Teramo, abbiamo deciso di aspettare.. crediamo sia giusto aspettare per capire se la procura abbia in mano qualcosa di più delle dichiarazioni di Angelini.

Nessuno di noi può sapere come andrà a finire. Certo è, che se qualcuno ha sbagliato, il suo è stato un errore personale, non c’ entra niente il Partito! E per questo rispetto ed ammiro la lettera di autosospensione dal partito di Del Turco indirizzata a Veltroni.

Riguardo la giovanile, entro la settimana prossima avremo un regolamento ufficiale ed entro il 19 Ottobre faremo le nostre primarie in modo da partecipare da protagonisti alla manifestazione del 25 Ottobre.
Questo vuol dire, caro Michele e caro Paolini, che noi crediamo ancora nel nostro Pd, che abbiamo voglia di reagire, andremo quindi oltre la rabbia e lo sconforto, continueremo a batterci per affermare le nostre ragioni. Sarà ancora più forte il nostro impegno per una grande campagna tesseramenti ed una ancora più grande, eventuale, campagna elettorale. Noi continueremo a mettere a disposizione la nostra giovinezza, le nostre idee, la nostra voglia di cambiare in meglio questa nostra società! Fiduciosi nel futuro.."

Andrea Fidanza,
Giovani PD provincia di L’ Aquila

giovedì 7 agosto 2008

O rinnovamento, o muerte

Ragazzi riporto il discorso che il nostro coordinatore comunale, Stefano Albani, ha tenuto nel corso dell'assemblea regionale del PD del 26/07 a Pescara, in un momento in cui amarezza (per il caso Del Turco) e voglia di riscatto scuotevano, come scuotono tutt’ora, il PD. Perché o si cambia o ci si estingue. Noi giovani dobbiamo essere la forza propulsiva per riportare il nostro partito in una dimensione reale, lontano dalle stanze di partito estranee alla nostra società, dove si decide a favore di chi? A ciascuno il suo, e nessun miglioramento cade dal cielo senza combattere per ottenerlo. Quindi rimbocchiamoci le maniche tutti per ottenere questo rinnovamento e, se non avverrà, vuol dire che in fondo non ce lo meritiamo, per il semplice fatto che non siamo stati capaci di conquistarcelo.
"Mi presento per chi non mi conoscesse: io sono il coordinatore comunale del PDGiovani dell'Aquila e sono anche membro del comitato promotore regionale dei giovani democratici ed ho chiesto la parola oggi perchè insieme ad altri amici della giovanile abbiamo ritenuto doveroso venire qui a dire delle cose, e soprattutto che a dirle fossero i giovani di questo partito. Vengo infatti a parlare in questa assemblea in un momento di grande delusione ed amarezza per tutti quei giovani che come noi vogliono essere partecipi della politica e che con entusiasmo vi si impegnano. Delusione ed amarezza per il tornado giudiziario che ha scosso la nostra regione, delusione ed amarezza per l'immagine che gli abruzzesi si stanno facendo di questo partito. In questi giorni molti fra i miei amici e coetanei che non militano nel PD non hanno fatto altro che ripetermi 'ma ancora con questo partito stai?', 'ancora con quelli?'...Francamente non potevamo cominciare il tesseramento in un momento peggiore, perchè se fino a pochi giorni fa eravamo convinti di tesserare tot numero di persone, oggi ne tessereremmo la metà, e dovremo anche ritenerci soddisfatti di questo risultato. Eppure questo è irritante; è irritante soprattutto se pensiamo all'entusiasmo che eravamo riusciti a raccogliere in un primo momento.Noi abbiamo avuto un picco: le primarie del 14 ottobre, uno dei momenti più partecipativi della storia dei partiti. Ma dal 14 ottobre il nostro partito, anche e soprattutto in Abruzzo, ha subito un forte calo in consensi e partecipazione. Ed è da qui che dobbiamo chiederci cosa c'è che non va, perchè noi giovani non crediamo che la sfiducia verso il PD derivi dal recente arresto Del Turco, ma che questo sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dobbiamo chiederci perchè in tanti non credono più nel progetto del PD. Durante le primarie le persone hanno avuto la sensazione reale di trovarsi davanti un partito che si apriva loro totalmente, che metteva il proprio destino nelle loro mani e che diceva loro 'scegli tu'. Ed era proprio quella la parola d'ordine di quei giorni: 'scegli tu', ed in tantissimi hanno partecipato col proprio voto. E mentre per chi compilava le liste delle candidature era necessario continuare a pansare in termini di DS, SDI e Margherita, per gli elettori esistevano solo i democratici che si mettevano in gioco.La scia di entusiasmo che ha seguito le primarie è stata senza esagerare travolgente. Io stesso mi sono avvicinato al partito in quei giorni ed ho visto persone di tutte le età fare altrettanto.Noi invece non solo non siamo stati in grado di incanalare e sfruttare pienamente quell'entusiamo, ma non abbiamo neanche instaurato un dialogo diretto con tutti coloro che credevano nel progetto del PD.E mentre lo slogan di Veltroni era 'portiamo la società civile nei luoghi della decisione politica', noi abbiamo dato l'immagine di un partito di dirigenti sempre più chiuso in sè stesso, troppo attento alle beghe interne alle istituzioni e poco ai problemi reali della gente. Un partito diviso al suo interno da vecchie identità ed etichette e non unito intorno ad una nuova visione della politica.In questo modo rischiamo di diventare un partito autoreferenziale.Ma noi dobbiamo scongiurare questo rischio, dobbiamo farlo per noi e per tutti coloro che ci hanno dato fiducia. Per tutti coloro che credono davvero che con il PD si possa avere una vita migliore.Siamo ancora in tempo per salvare il partito, ma per farlo dobbiamo smettere di far finta che tutto va bene e fermarci a riflettere su quali sono stati gli errori per poi trovare le soluzioni. Per noi giovani non può esservi altra via se non quella di guardare avanti.E allora guardiamo avanti e smettiamola, e qui lancio un appello a tutti i membri del partito, di considerarci ancora divisi in correnti ed ex partiti. Qui non c'è il partito democratico dei DS, qui non c'è il partito democratico della Margherita, qui c'è il partito democratico.Questo è ciò che i nostri militanti si aspettano da noi.Dobbiamo fare gioco di squadra e finchè non l'avremo capito non saremo mai un partito e continuerà a vincere il centro destra.Adesso in questo evento giudiziario dobbiamo fare gioco di squadra e non possiamo pensare di non difendere i nostri uomini finchè questi non vengano riconosciuti colpevoli, ma allo stesso tempo in questa vicenda dobbiamo distinguere il piano giudiziario dal piano politico.Il piano giudiziario spetta ai giudici e nessuno qui può pretendere di sostituirsi alla magistratura, ma il piano politico non possiamo permetterci di lasciarlo a qualcunaltro, e sul piano politico bisogna fare due considerazioni:1- è stata decapitata una giunta regionale a due anni dalla fine del mandato2- è in atto una manovra mediatica in Abruzzo di demonizzazione del PDE' proprio l'immagine del partito che dobbiamo tutelare e per noi giovani la soluzione è una sola: il rinnovamento del partito. In questi giorni ho sentito molti esponenti del partito regionale parlare di 'tanta voglia di buona politica, di nuova politica e di rinnovamento'. Il rinnovamento deve essere REALE e deve cominciare dalla dirigenza del partito e dalle candidature alle prossime elezioni regionali. Come? Chiaramente noi vogliamo che vengano candidati molti giovani ma dato che non è una questione anagrafica, supportando e candidando tutte quelle persone che finora sono rimaste nel partito in seconda e terza linea ma che hanno brillato come amministratori locali. Questo vuol dire rinnovamento REALE e badate bene non si tratta di una questione anagrafica ma di dare un'immagine di credibilità e competenza a coloro che credono in noi.Il nostro segretario regionale Luciano D'Alfonso, le cui parole all'assemblea dei giovani di Montesilvano ho ascoltato con attenzione ed ho apprezzato molto, dovrà essere il protagonista di questo rinnovamento e renderlo concreto. Ma come ha detto lui prima, non può fare tutto da solo ma deve essere aiutato da una collegialità di persone. Noi non possiamo stare a gurdare mantre lui compie il lavoro. Ebbene Segretario se questa sarà la linea del partito noi giovani non staremo a guardare. Se davvero avvieremo questo rinnovamento noi giovani ci saremo. Grazie"
Stefano Albano

giovedì 24 luglio 2008

La questione morale

Sono ormai passati giorni dalla fatidica mattina in cui l’ arresto del presidente della regione, Ottaviano Del Turco, di alcuni assessori che formavamo la sua giunta e di alcuni consiglieri regionali. Il tempo trascorso non ha cancellato le sensazioni di amarezza e stupore che quel giorno ha lasciato dentro di noi. Sono state fatte tante e ripetute considerazioni sulle conseguenze che la bufera giudiziaria dovrebbe portare all’ interno della politica. Non c’è intervento in cui non si parli di questione morale. In proposito vorrei dire alcune cose. Se la questione morale c’è, esiste, sono convinto che riguarda tutta la politica e non solo parte di essa. Tra gli arrestati ci sono personaggi di entrambi gli schieramenti e inoltre la lista delle persone sottoposte alla misura cautelare dell’ arresto ( ci terrei a sottolineare il termine misura cautelare poiché nessuno è ancora stato giudicato, tantomeno condannato ) non sono le uniche coinvolte nelle indagini della procura pescarese. Come ha sottolineato lo stesso procuratore Trifuoggi, l’ indagine va oltre le persone arrestate. Quindi, nell’ attuale situazione, non ritengo che si possa parlare di questione morale volgendo lo sguardo verso la sola classe dirigente del centro – sinistra. Il problema va oltre la singola coalizione, va oltre il singolo partito. E sinceramente non spetta a noi risolvere problemi di competenza dell’ ordine giudiziario e non dobbiamo avere la voglia e, consentitemelo, la presunzione, di diventare tutti magistrati dell’ ultimo secondo, giudici senza oggetto di giudizio, proferitori di verità presunte ( tali sono quelle che non sono supportate da validi elementi e noi cittadini non abbiamo e non avremo mai una conoscenza degli atti processuali tale da poter dire: così e non c’è alcun dubbio ). Lasciando, come ben si capisce da quanto appena detto, il giudizio sugli indagati al magistrato competente e le questione morale ai tanti filosofi dell’ ultimo momento che tanto amano confrontarsi con questo tema evocando cambiamenti radicali che ricordano molto le trasformazioni dei personaggi del Gattopardo ( si cambia tutto perché nulla cambi ), vorrei dire che nella politica c’è bisogno di rinnovare. Rinnovare perché non si comprendono più i problemi con cui si confrontano le persone quotidianamente. Rinnovare perché c’è bisogno di un collegamento forte della politica con la società civile, con i talenti. Rinnovare perché c’è bisogno di una gestione del potere che ci proietti nel futuro e non ci tenga zavorrati al presente. Insomma il rinnovamento non deve essere un’ operazione di sciacallaggio sulle vicende giudiziarie dell’ ultima classe dirigente. Se nella vecchia guardia ci sono delle responsabilità, certamente esse saranno accertate. E chi ha sbagliato sopporterà il peso dei propri errori e pagherà per quanto di sbagliato commesso. Ma si sbaglia se si dice o si pensa che l’ unico male della politica degli ultimi tempi sia la corruzione, la concussione, l’ associazione a delinquere. Nei partiti ci sono persone oneste, persone integre e che sono uscite pulite anche dalle ultime vicende. Insomma, chiedendo scusa a chi ha letto per la noia che certamente ho procurato scrivendo, le ragioni per rinnovare non devono essere la questione morale, la presunta corruzione della vecchia guardia ( una cosa del genere sarebbe profondamente ingiusta perché l’ onestà delle persone è caratteristica intrinseca di ognuno e non si presta a facili quanto retoriche generalizzazioni ), ma deve essere la diversa visione del futuro. Il cambiamento dovrà essere ideale e di sistema. Dovrà vincere chi riuscirà a dipingere l’ immagine più credibile, seria, appetibile, desiderabile, dell’ Abruzzo e dell’ Italia tra cinque, dieci, venti anni. Se gli stravolgimenti saranno dovuti ad altro si finirà per finire schiacciati dal peso del potere e della sua gestione, proprio come i topolini che cercando pezzi di formaggio non si preoccupano delle modalità e dei luoghi della ricerca e finiscono distrutti dalle trappole costruite per segnare il loro destino.
Gianluca Cervale